IPOVISIONE

 

L'ipovisione è argomento di cui si parla poco e per il quale invece occorrerebbe fare molto di più.
Innanzitutto bisogna precisare che tralasciando le varie classificazioni, che si basano su criteri quanto mai diversi (cause, localizzazioni, entità ecc.), sostanzialmente quando si parla di paziente ipovedente siamo di fronte ad una persona con una capacità visiva inferiore (più o meno marcatamente) a quella che serve normalmente per svolgere le più comuni attività della vita lavorativa e di relazione (dall'infilare l'ago alla lettura del giornale o di qualsiasi altro carattere stampato) anche in presenza del migliore sistema correttivo di tipo tradizionale (occhiali o lenti a contatto).
In questo caso non si può più parlare di semplice difetto visivo ma si entra nel campo della patologia, per di più una patologia che coinvolge entrambi gli occhi seppure in genere non con la stessa gravità; le soluzioni correttive che aiutano il sistema visivo a superare queste difficoltà sono rappresentate da ausili ottici che partendo dalle capacità residue di identificazione dei caratteri ingrandiscono gli oggetti osservati tanto da poter essere identificati di nuovo, quindi sostanzialmente si tratta di sistemi ingrandenti che possono andare da prodotti semplici (come le comuni lenti di ingrandimento) a sistemi estremamente sofisticati (come i videoingranditori ottici).
Se per una scelta di occhiali o di lenti a contatto adeguate occorre seguire determinati criteri di scelta per identificare il migliore sistema correttivo per ogni caso particolare, in questi casi a maggior ragione l'aspetto tecnico diventa di fondamentale importanza per una buona soddisfazione finale dell'utente non tanto perché la soluzione più sofisticata si dimostra essere sempre la migliore ma perché occorre trovare il prodotto che risolve le esigenze primarie di visione che si dimostrano quanto mai varie e diverse per i vari pazienti.
A questo punto bisogna chiarire un fattore essenziale e cioè che per alcuni pazienti può rivelarsi indispensabile il ritorno ad un'attività lavorativa mentre per altri può essere di grande soddisfazione ripristinare una indipendenza anche nelle piccole grandi azioni di tutti i giorni, dall'impostare il programma per la lavatrice a leggere un quotidiano oppure un estratto conto bancario o una lettera di un amico o ancora attaccare semplicemente un bottone riscoprendo il piacere e l'orgoglio di essersi riappropriati della propria vita anche se non totalmente.
Ogni patologia può danneggiare in maniera diversa la retina o le altre strutture che sono preposte alla funzione visiva per cui il primo scopo del personale tecnico sarà quello di individuare le zone rimaste con una funzionalità sufficiente e cercare di sfruttarle al meglio senza dover per questo imporre alle stesse uno sforzo eccessivo; in questo caso quindi la prima cura sarà rivolta a proteggere le strutture danneggiate in modo da evitare o limitare per quanto possibile ulteriori peggioramenti determinati dall'esposizione a fattori nocivi per i tessuti già indeboliti ma ancora funzionanti.
In questo caso torniamo al campo iniziale degli occhiali selettivi, caratterizzati però dall'utilizzo di lenti protettive simili ma non uguali a quelle della serie tradizionale nate cioè per proteggere specificamente l'occhio dalle radiazioni come gli UV che si sono dimostrati ampiamente capaci di creare danni alla retina; in genere sono lenti che presentano sfumature sull'arancio/marrone più o meno intenso a seconda della minore o maggiore protezione necessaria.
Sono inoltre lenti che possono essere a colorazione fissa o variabile con il fotocromatismo o ancora possono essere abbinate alla polarizzazione e di volta in volta devono essere provate nelle varie condizioni di illuminazione per toccare con mano il tipo di sbarramento migliore per quello specifico utilizzato re finale.
Il grande vantaggio di queste lenti è rappresentato dal fatto che se la lente protettiva toglie troppa luminosità un occhio che già vede poco risulta certamente protetto ma ha anche un decadimento notevole del contrasto delle immagini per cui la visione finale ne risulta drammaticamente penalizzata; queste lenti selettive invece sbarrano totalmente gli UV e tagliano anche in maniera più o meno marcata quella parte dello spettro del "visibile" più vicino agli stessi UV e cioè le lunghezze d'onda che corrispondono al blu; la radiazione blu risulta estremamente fastidiosa per diversi motivi non ultimo il fatto che è caratterizzata dalla maggiore diffusione e quindi dal peggioramento del contrasto per cui una selettività in sua corrispondenza toglie si una parte della luminosità ma toglie quella parte senza la quale il contrasto delle immagini tende a migliorare per cui si abbina una buona protezione dei tessuti sensibili mantenendo una buona percezione del campo visivo circostante.
Una volta che abbiamo garantito la migliore protezione possibile all'occhio ci possiamo orientare verso gli ausili ingrandenti che dovranno essere provati per verificare la loro efficacia e funzionalità per le specifiche patologie e per le esigenze di ogni paziente; in genere queste verifiche vengono effettuate almeno con due sedute di prova per non affaticare troppo gli occhi e quindi per evitare di avere un risultato falsato dal punto di vista della funzionalità.
Generalmente si parte dagli strumenti più semplici passando via via a quelli tecnicamente più sofisticati osservando sia la capacità di percezione dei caratteri di stampa o degli oggetti di uso comune che è necessario tornare a mettere a fuoco sia la funzionalità dello strumento stesso; in questi casi infatti bisogna tenere conto di un binomio assolutamente inscindibile e cioè che maggiore è l'ingrandimento che si deve ottenere (e quindi peggiore è la situazione di partenza identificata con il danno creato ai tessuti dell'occhio del paziente) minore è la distanza di lavoro alla quale si riesce a mettere a fuoco per cui occorre tenere gli oggetti sempre più vicini all'occhio (cosa che non sempre risulta gradevole per le persone potendo risultare queste distanze anche di soli 8/10 centimetri!!! ).
Questo è il motivo fondamentale per cui si cerca di utilizzare gli ausili con l'ingrandimento minimo efficace per garantire una visione soddisfacente avendo la possibilità di sfruttare una distanza di lavoro superiore (cioè di tenere più lontano gli oggetti) rispetto ad una soluzione che consente di avere un maggiore ingrandimento ma con distanze utili estremamente brevi.

Gli strumenti che possiamo utilizzare possono essere schematizzati essenzialmente nelle seguenti categorie:

Per ciascuno dei succitati ausili visivi le aziende fornitrici sono diverse e di volta in volta si cerca di individuare quelle che abbinano qualità e prezzo e termini di consegna ai migliori livelli. Nella maggior parte dei casi i pazienti rientrano nei canoni stabiliti dal S.S.N. per cui facendo opportuna domanda all' A.S.L. di appartenenza (composta da dichiarazione di invalidità per motivi visivi, preventivo di spesa dell'azienda fornitrice e richiesta di un oculista che confermi il prodotti indicati nel preventivo) si può avere una contribuzione totale o in alcuni casi parziale degli importi dovuti; l'iter burocratico normalmente è estremamente semplice e veloce per cui normalmente è questa la strada seguita, fermo restando la possibilità per chi lo ritenesse opportuno acquistare a proprio carico gli ausili visivi necessari con la possibilità di poterli detrarre dalla dichiarazione dei redditi come spese mediche.